Le weekend, il segreto dell’amore è la sua “stagionatura”

Parigi, Nick e Meg sono una coppia di sessantenni inglesi in trasferta in quella che è unanimemente ritenuta la capitale dell’amore. I due si sono regalati un weekend per godere appieno delle delizie della città, nella speranza, neanche troppo nascosta, che questa sia l’occasione per rivitalizzare il trentennale matrimonio, ormai ridotto a una convivenza punteggiata da battibecchi,momenti di grande insofferenza e approcci puntualmente respinti al mittente. Questa è la storia al centro di Le weekend, l’ultimo film di Roger Michell in sala in questi giorni.

Nick (Jim Broadbent) è un professore sornione e buffo, a cui fa da contrappunto Meg (Lindsay Duncan), sbrigativa e un po’ ombrosa, che l’uomo adora incondizionatamente, forse proprio per quel misto di volubilità e capricciosità che ai suoi occhi la rendono incredibilmente sensuale, al punto da scatenare scenate di gelosia decisamente comiche.

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Nonostante il weekend si apra con un episodio che minaccia di ridimensionare drasticamente le aspettative della coppia, l’umore si mantiene alto, in quanto iniziano a gironzolare senza fretta tra bistrot e mercatini, concedendosi ristoranti di ottimo livello … e qualche bravata degna di due ragazzini. L’incontro con Tom (Jeff Goldblum), yankee amico di vecchia data di Nick, attualmente sposato con una donna molto più giovane, mette però nuovamente alla prova il legame tra lui e Meg, portando a galla rancori mai del tutto sopiti, ferite non ancora sanate … e non solo. Quali sorprese ha in serbo Parigi? Come si ritroveranno i due, alla fine della notte? Se volete scoprirlo, dimenticate i quintali di melassa sfornati dalle commedie romantiche made in Hollywood con i loro finali strappalacrime “costi quel che costi”.

Michell, che ha all’attivo film come Notting Hill (1999), The mother (2003) e Hyde Park on Hudson (2012), si è caratterizzato negli anni per la capacità (non comune) di reinterpretare e rovesciare noti stereotipi. In Le weekend, il regista ha confezionato la narrazione attraverso un riuscito gioco d’incastri tra temi e suggestioni condito con humour esilarante e lieve. In tal senso gioca un ruolo importante la sceneggiatura di Hanif Kureishi (alla sua quarta collaborazione con Michell), connotata da un ardito equilibrio, frutto del sapiente mix tra toni da commedia brillante e convincente analisi dei personaggi.

Il film offre i godibilissimi botta e risposta tra Nick e Meg, ora ostili, ora appassionati, ora velati di rabbiosa dipendenza, attraverso cui il regista lascia agli attori lo spazio necessario a costruire (e restituire) allo spettatore il loro punto di vista su ciascuna specifica situazione sociale, esistenziale e sessuale.  Hanno scritto in proposito: «è un film di umori che cambiano Le Week End, di capricci fra il senile e l’infantile, una riflessione su senso di mortificazione che nasce dalla sfasatura fra una mente da ragazzino e un corpo che risponde male agli impulsi sessuali.

Non c’è romantica nostalgia – ed è bene farlo notare – nell’avventura/disavventura bohemienne di Nick e Meg.

Grazie ai miracolosi Jim Broadbent e Lindsay Duncan, che mutano continuamente registro, si percepisce in loro, quasi sempre, una reale, seppure sottile, sofferenza: ad accompagnarla, e in fondo a causarla, c’è la paura di perdere non solamente l’altro, ma anche i valori giovanili, nello specifico il radicalismo e la libertà di pensiero degli anni ’70, sostituiti in epoca contemporanea da ipocrisie ideologiche e fitness-mania».

Si tratta quindi di una storia dal tono sornione, come il suo protagonista maschile, e ficcante nei temi rappresentati, come la sua dolce metà. Le Week End è un film capace di far sorridere pensosamente il pubblico, fungendo da pretesto per una riflessione semiseria, punteggiata dalla salutare capacità di sdrammatizzare e relativizzare. Perché in fondo, c’è forse un modo migliore per toccare un argomento abusato ma cruciale come gli effetti del tempo che scorre sul corpo, sull’anima e sull’amore?

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