Återträffen, che c’entra l’arte con il bullismo?

Ho sempre avuto la sensazione che ci fosse un certo non so che di sadico nell’organizzare rimpatriate tra ex compagni di classe a distanza di anni. Ma credevo di essere prevenuta, considerando che l’unica volta che ci siamo visti fuori da scuola con i miei compagni delle superiori è stato dopo che un professore aveva promesso di non interrogarci il lunedì, se fossimo usciti insieme nel weekend. Dopo aver visto Återträffen (La riunione, 2013) ho capito che le sensazioni non parlano mai a sproposito, per quanto disturbanti e spiacevoli siano.

Återträffen  è diretto dall’artista svedese Anna Odell, che sceglie di raccontare/ricostruire un episodio del suo passato che l’ha accompagnata nel corso degli anni, dando un’impronta ben precisa alla sua opera. La donna ha infatti conosciuto in prima persona il bullismo. A scuola veniva emarginata e derisa, in quanto percepita come “diversa” dagli altri. La sua presenza risultava sgradita e sgradevole ai compagni di scuola, e quindi questi la trattavano come se fosse invisibile. Perché la via più comoda è da sempre, purtroppo, quella della negazione e umiliazione, davanti a qualcosa che mette in discussione la propria visione del mondo, i “canoni” attraverso cui lo si esemplifica per renderlo familiare e rassicurante allo sguardo. In fondo, davanti a uno stimolo primordiale come il pericolo che il branco si sgretoli, la reazione più immediata è sfogare l’aggressività con il presunto nemico.

Återträffen  è un film di Anna Odell

Così, Anna Odell dedica Återträffen alla messa in scena – nel senso letterale del termine – della rimpatriata a cui non è stata invitata, e di cui è stata informata, per vie traverse, solo a distanza di tempo.

La prima parte del film è dedicata alla sfilata di frasi fatte, complimenti e rievocazioni nostalgiche durante la cena tra compagni. L’atmosfera, fin troppo idilliaca per essere autentica, cambia però bruscamente dopo che tutti sono costretti, forse per la prima volta in 20 anni, a confrontarsi con Anna Odell, “l’elemento di disturbo” che hanno tentato in ogni modo di silenziare. L’artista prende la parola, ed è come se avesse scassinato l’armadio in cui sono rimasti nascosti per anni gli scheletri di ognuno di loro.

Dopo esser stata a lungo ossessionata dal terrore di provocare fastidio agli altri, ora Anna Odell usa questa sgradevolezza come un grimaldello, nel tentativo di scardinare il perverso meccanismo che alimenta gerarchie, rapporti di potere e le storture che questi generano. «Questa è una festa» «Non sei qui per fare terapia», sono solo alcuni dei commenti (forse i meno ruvidi) che i compagni le riservano. Testardamente, l’artista spinge fino al limite del parosissismo il suo atteggiamento, tanto da diventare pesantemente straziante, come unghia che stridono sulla lavagna. La reazione del branco non si fa attendere. Anna Odell ne minaccia gli equilibri, e quindi va messa fuori. Ancora una volta.

Nella seconda parte del film, l’artista mostra i “retroscena” della lavorazione di Återträffen, e così la ritroviamo intenta a ricontattare i compagni di scuola per informarli del suo lavoro, e per invitarli a vederlo e discuterne insieme. Di colpo, la granitica compattezza esibita fieramente dal branco, viene meno. Ognuno accampa una scusa diversa, pur di “sfuggire” ad Anna Odell, ciascuno scarica sugli altri la responsabilità di aver organizzato la rimpatriata senza invitarla. Tutti hanno dato il proprio contributo ai preparativi, eppure ognuno sostiene di esser stato contattato solo all’ultimo minuto.

«Penso che le nostre esperienze scolastiche ci tocchino enormemente, ci determinano e ci influenzano a vicenda per tutta la vita. Questo significa anche che possiamo cambiare e riprenderci da brutte esperienze prendendo parte in nuovi contesti. Ecco perché credo che tutti noi abbiamo una grande responsabilità nelle nostre relazioni con l’altro e che tutti noi possiamo aiutare a prevenire il bullismo e l’ostracismo». Così Anna Odell ha commentato Återträffen, con cui l’artista svedese torna al centro del dibattito pubblico nel suo Paese dopo la discussa performance Unknown Woman, presentata nel 2009 come lavoro di diploma presso la University College of Arts, Craft and Design.

Återträffen si pone quindi, ancora, come “pietra dello scandalo”, per spingere le coscienze a riflettere e interrogarsi su questioni cruciali nel definire i rapporti umani, come la gerarchia e la gestione del potere. Questi sono infatti aspetti fondanti e fondativi spesso volutamente ignorati e tralasciati, come fossero un tabù. Ed è forse proprio questa patologica devozione e timore reverenziale a determinarne manifestazioni deviate come il mobbing, lo stalking e il bullismo. Le voci fuori dal coro fanno sempre paura, specie se hanno aspirazioni (più o meno legittime) alla creatività. Suscitano sempre, in qualche modo, la diffidenza del resto del gruppo. Eppure, che ci siano e trovino il coraggio di esprimersi, a dispetto di tutto, è una fortuna. Perché sono gli outsider che parlano attraverso le proprie creazioni, gli anticorpi dell’immaginario collettivo.

Återträffen è perturbante, la tensione sale costantemente e si avverte a fior di pelle. In alcuni passaggi Anna Odell ha un che di respingente, ma probabilmente tutti questi rappresentano altrettanti buoni motivi per vedere il film. In quanto questo ci offre il “pretesto” per guardare allo specchio la nostra parte conformista, e chiederci se e fino a che punto ha senso alimentarla.

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