Begin Again, l’amore come non te l’aspetti

La fine di una relazione è sempre dolorosa, ma può essere letteralmente straziante quando si sono condivise passioni, ossessioni e progetti di vita, oltre che l’attrazione (fisica e/o mentale). Come si fa, in questi casi, quando arriva il momento di separarsi e dividere (più o meno equamente) il “tesoro” coltivato durante il periodo trascorso insieme? La “spartizione del bottino amoroso” è stata cantata impagabilmente dagli Offlaga DiscoPax in De Fonseca, e in Begin Again di John Carney ritroviamo un morso di quella stessa stralunata lucidità mista a un languore che si sa, si teme, irrecuperabile.

New York, dopo aver piegato ambizioni e desideri alla carriera artistica del fidanzato (Adam Levine), l’inglese Gretta (Keira Knightley) si ritrova sola. O meglio, nonostante l’incoraggiamento e il sostegno di Steve (James Corden), amico di vecchia data, improvvisamente non sa che farsene delle sue canzoni e della sua chitarra. Eppure, una serata nata controvoglia la fa inciampare nel meno probabile dei talent scout, Dan Mulligan (Mark Ruffalo).

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Le note stonate nelle vite dei due sono molte, ma chi lo dice che non possano diventare suoni interessanti da “catturare” in un disco in presa diretta, capace di “celebrare” un nuovo inizio? Una (ri) partenza che azzeri gli errori del passato, in modo poco canonico, forse, ma decisamente efficace.

Ed è così che si può scoprire che, probabilmente, c’è più verità sull’amore e il talento in un cavo che ospita due paia di cuffie, che non in quintali di sedicenti commedie romantiche,appiccicose come carta di caramella.

Sei anni dopo Once, John Carney torna con una storia che impasta le vite di due sconosciuti, colorate da inquietudini e sogni impazienti di “camminare”, con la musica, un lievito capace di trasformare, in modo (solo) apparentemente invisibile sentieri che sembrano già tracciati. In Begin Again come nel precedente, il motore sono le emozioni che scorrono sotterranee come fiumi. Rivoli di cui s’intuisce l’esistenza per la profondità delle impronte che lasciano, e non perchè si manifestano in modo più o meno appariscente. I punti decisivi della storia sono quelli che spetta al pubblico “decifrare” e “riempire”, perché Carney preferisce lavorare in sottrazione. D’altronde, il cinema non dovrebbe essere il carburante più economico ed ecologico esistente?

Mark Ruffalo calamita l’attenzione dello spettatore, con la sua capacità di incarnare spigoli e lacune di Dan, che alterna con accenti che sanno essere accoglienti e morbidi in modo assai poco convenzionale. Delude invece l’interpretazione di Keira Knightley, che non riesce a dare credibilità e spessore al personaggio di Gretta; la sua voce fatica a seguire il “passo” della musica, così come l’attrice fatica a essere (e sentirsi) davvero dentro la storia. Tuttavia, quando forse crediamo che il film abbia esaurito tutto quello che aveva da dire e dare, quasi distrattamente, il regista semina come mollichina di pane il regalo che non t’aspetti. E che ti fa venire una voglia matta di fischiettare.

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