Bekas, dall’Iraq all’America con Superman e Michael Jackson

Dirompente, debordante, a tratti discutibile. Eppure, chi può dirsi immune dal sogno americano? Chi non ha mai provato, almeno una volta nella vita, il desiderio e l’impulso di tagliare di netto i legami con una realtà troppo soffocante, nella speranza di accarezzare nuove e più vaste opportunità? Da sempre il Paese a stelle e strisce è un miraggio per molti, e, un sogno da trasformare in realtà per qualche temerario/incosciente. Ma se a tentare la sorte sono due bambini, allora l’impresa ha un che di eroico. Di questo parla Bekas(Esodo), film del 2012 del regista svedese di origine curda Karzan Kader.

Bekas  di Karzan Kader

Iraq, 1990. I due fratelli Dana e Zana, rimasti orfani, lavorano come lustrascarpe. Far brillare le scarpe dei  passanti è l’unico modo che hanno per guadagnare un avvenire altrettanto splendente. Vogliono raggiungere la città di Superman, l’America, di cui si sono follemente innamorati dopo un film visto di nascosto al cinema. Che ci vuole, in fondo? Bastano due o tre giorni per arrivare, dei passaporti fai da te, e un compagno di viaggio con i zoccoli, di nome Michael Jackson. E se anche ci volesse più tempo del previsto, è sufficiente una Coca Cola per dissetarsi e riprendere il cammino…

Bekas di Karzan Kader

Bekas è un film inondato di luce. La storia è immersa nel giallo, la fotografia ha un che di maestoso e lussureggiante, come i luoghi che è chiamata a rappresentare. A colpire, però, è anche la profondità degli sguardi dei due fratelli: quello del maggiore, Dana, ha in sé una tristezza antica, come un’eredità degli antenati curdi. Una malinconia indomita difficile da lavare via. Zana è un vulcano, generoso e incontrollabile nelle sue eruzioni, uno scugnizzo che non si è fatto portare via la spensieratezza, a dispetto delle mine, dei soldati e della morte dei genitori. Karzan Kader regala al pubblico dei personaggi toccanti, che hanno la leggerezza salvifica dell’ironia propria dei bambini, un tesoro che è al tempo stesso una leva capace raggiungere mete solo apparentemente irreali, grazie a un balsamo potentissimo chiamato fantasia. Bekas è un film godibile, anche a dispetto di alcune scelte prevedibili e forse un po’ stereotipate, per quanto riguarda lo sviluppo della vicenda.

«Il Kurdistan è in guerra da talmente tanto tempo che la guerra è diventata la normalità. Voglio che attraverso questa storia, il popolo curdo parli al resto del mondo». Così Karzan Kader ha presentato Bekas, per il quale ha tratto spunto dalla propria vicenda personale. Il regista, infatti, fuggì dal Kurdistan iracheno proprio nel 1991, all’età di otto anni, per poi trasferirsi con la famiglia in Svezia.

Bekas di Karzan Kader

Il film ha debuttato al 23mo Festival di Stoccolma ricevendo un’accoglienza entusiastica. E certamente dopo un inizio così denso e toccante l’attesa per il prossimo lavoro di Karzan Kader è assolutamente palpabile.

(pubblicato originariamente su 4 Salti al Cinema)

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