Condotta: la riscossa del paradiso perduto passa attraverso i bambini “difficili”

Cuba, a undici anni Chala (Freire Armando Valdes) deve già vedersela con un’esistenza tutta in salita. Il piccolo ha solo la madre, ed alla precaria situazione economica in cui i due vivono si aggiunge la tossicodipendenza della donna. Così, nel maldestro tentativo di farsi carico del ruolo di pater familias, alleva piccioni e addestra cani da combattimento.

Condotta_Freire Armando Valdes

Quando i bambini sono frutti costretti a maturare troppo presto

È un’infanzia negata, la sua, indotta a travestirsi da acerba età adulta. Chala osserva con preoccupazione vigile e pensosa al tempo stesso la discesa agli inferi della madre, tentando di riportarla a quelle che dovrebbe essere il suo pensiero principale, ovvero, lavorare e donargli affetto e presenza. Derubato di ciò a cui avrebbe diritto un bambino, trasferisce nei rapporti esterni alle quattro mura domestiche il suo bisogno di giustizia e affermazione. Insofferente alle rigide regole scolastiche, assorbito da una quotidianità di goliardate condivise con i compagni, diventa una sorta di sorvegliato speciale per le dirigenti dell’istituto di cui è alunno.

La speciale protezione di un’insegnante … che non sempre è sufficiente

Condotta_Alina Rodriguez

L’unica in grado di comunicare con l’aguzza e scabra sensibilità di Chala è la maestra Carmela (Alina Rodriguez). La prima, forse, che riesce a cogliere il valore aggiunto del suo sguardo … e che comprende che il suo non è (soltanto) un problema di condotta.

Peraltro il sistema non si dimostra particolarmente flessibile e conciliante neanche con Yeni, la più diligente della classe. La sua permanenza a l’Avana è infatti perennemente messa in discussione dal fatto che il padre rischia di essere costretto a spostarsi in campagna.

Mondi formativi (e concezioni sociali) a confronto

Condotta_Armando Valdes Freire

Il regista Ernesto Daranas impernia Condotta (2014) sul tema dell’educazione: la storia vede contrapporsi due concezioni di insegnamento profondamente stridenti. Da una parte c’è la maestra Carmela, rigorosa eppure in grado di cingere in un abbraccio accogliente e pieno di calore i suoi allievi, dall’altro si staglia la giovane supplente, incrollabile nelle sue certezze ma sostanzialmente incapace di far fronte alle esigenze (formative e non) dei ragazzi.

La scuola pubblica non è più in grado di sopperire ai bisogni della società, ora che questa è stretta in una morsa a cui contribuiscono fenomeni quali la tossicodipendenza, la prostituzione, il lavoro minorile e il razzismo strisciante. Quella del regista Ernesto Daranas è una denuncia esplicita, accorata e amara. Affrontare con schiettezza temi del genere è un fatto decisamente degno di nota. È il segno, forse, di un disgelo, di un mutamento in atto, a Cuba.

Condotta_Ernesto Daranas

La realtà dolente e solare di Condotta

A fare da sfondo alla vicenda è la rappresentazione tangibile, quasi corporea e carnale di colori e profumi. Il degrado dei quartieri più umili, la fame di riscatto dei loro abitanti, l’indomita vitalità che pervade Chala … tutto ha un sapore, ed è quello corposo e inconfondibile della terra. Sembra di sentirlo sulla punta della lingua, grazie alla fotografia di Alejandro Perez.

Condotta rimanda, per alcuni aspetti, ai film neorealisti degli anni Cinquanta: i giovani impegnati nel film, tutti attori non professionisti, si caratterizzano per una capacità espressiva fuori dal comune. Particolarmente intense si rivelano le interpretazioni di Freire Armando Valdes e di Alina Rodriguez. Quest’ultima incarna in modo assolutamente credibile il contrasto interiore tra le speranze rivoluzionarie disilluse, e il bisogno di ricongiungersi alla famiglia trasferitasi negli Stati Uniti. La sofferenza a cui dà corpo esercita una risonanza fortissima sullo spettatore: si tratta di un travaglio tridimensionale, reale … probabilmente quello che ne causerà la morte a pochi mesi dal termine delle riprese.

Condotta_Armando Valdes Freire

Il neorealismo calato nel terzo millennio

Definito un film lucido e verista, Condotta riesce nell’intento di coniugare la spiccata vocazione civile con un rigore emotivo a tratti pudico. L’obiettivo di Ernesto Daranas è far conoscere i sommovimenti, lo squasso orizzontale e le lacerazioni che stanno attraversando la società cubana. Si può quindi definire la pellicola un saggio di umanità ed etica, al netto di qualunque urticante melodramma e pruriginosa retorica.

Cuba, qualcosa sta cambiando, verrebbe da dire. Infatti, a L’Avana l’arrivo del film – coprodotto dall’Ente Pubblico dell’Industria Cinematografica (ICAIC) – è stato “salutato” da lunghe file di spettatori. Condotta ha incassato reazioni assolutamente positive all’estero, vincendo svariati festival e venendo candidato all’Oscar. Numerosi riconoscimenti ha ottenuto anche Freire Armando Valdes.

Tirando le somme, Condotta può essere definito un romanzo di formazione sviluppato per immagini. Una storia capace di incarnare sogni e turbolenze dei ragazzi di ogni latitudine, cui fanno da contrappeso le istanze formative – non sempre espresse in modo appropriato – di cui si fanno carico gli insegnanti.

Condotta_Ernesto Daranas

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