Il cliente: caldo o freddo, la vendetta è un piatto che avvelena

Quanto possono essere profonde le ferite inferte dalla violenza? Quanto possono essere drammatici gli strascichi lasciati? Subire un sopruso provoca cicatrici che spesso sanguinano a lungo, e così una delle conseguenze può essere la sete di vendetta. Un bisogno di giustizia misto a pudore, a mal inteso amor proprio capace di innescare conseguenze difficilmente prevedibili. Perché esigere il rispetto dei propri diritti senza chiedere l’intervento di chi è preposto a far rispettare la legge implica, inevitabilmente, investire del ruolo chi non possiede gli strumenti per esercitarlo, chi non è realmente super partes.

Il cliente, Shahab Hosseini e Taraneh AlidoostiIl dolore è un sentimento simile alle cellule staminali: può svilupparsi in qualunque direzione. Può generare empatia, un profondo senso di comprensione e partecipazione per le disgrazie altrui; può regalare la capacità di provare compassione, per il mondo che ci circonda, e perfino per chi ci ha fatto del male. Specularmente, però, può rovesciarsi in crudeltà, in una sottile ma pervicace malvagità che porta a ergersi a giustizieri; i valori intorno a cui si è costruita una vita, e che hanno dato un senso ai rapporti privati e professionali finiscono quindi per smaterializzarsi di colpo,e si rimette in discussione tutto. Così, ci si trasforma lentamente e inesorabilmente in creature pressoché incomprensibili agli occhi dei propri cari…

Un uomo, Ehmad, e una donna, Rana, una coppia borghese a Teheran. La loro esistenza scorre operosa e senza scossoni, tra le lezioni a scuola del primo, e le prove de Morte di un commesso viaggiatore (opera di Arthur Miller risalente al 1949), che vedono impegnati entrambi, insieme a un gruppo di amici e parenti.

Il cliente, Asghar_FarhadiLa mano della censura si agita imprecisata sulla rappresentazione, ma questo non importa, o importa relativamente, chè fa parte della quotidianità. Ciò che minaccia di scuotere dalle fondamenta il ritmo dei giorni è l’imminente crollo del palazzo in cui la coppia vive. Babak, un conoscente impegnato insieme a Ehmad e Rana nella messa in scena dell’opera, offre loro una sistemazione provvisoria; ben presto, però, appare chiaro che i due dovranno dividere casa non solo con  le ingombranti e imbarazzanti tracce della precedente coinquilina, ma anche con chi non sembra rassegnarsi al suo allontanamento …

Incolpevoli e inconsapevoli, Ehmad e Rana subiscono le drammatiche ripercussioni dell’improvvisa sovrapposizione tra passato e presente. Paura, vergogna, incapacità di parlare del proprio dolore con gli altri, e vagheggiato bisogno di riscatto, si fanno mix incontrollabile  ed esplosivo. Come ne uscirà la coppia?

Il cliente, Shahab Hosseini e Taraneh AlidoostiIl cliente (Forushande) è un film del 2016 di Asghar Farhadi (About Elly, Una separazione e Le passé). La vicenda ha come teatro una Teheran dilaniata dall’urbanizzazione selvaggia, in cui i quartieri sono bocche affollate da un eccesso di denti. Si moltiplicano gli edifici costruiti in maniera disordinata e febbrile, e il cedimento strutturale del palazzo n cui vivono Ehmad (Shahab Hosseini) e Rana (Taraneh Alidoosti) è determinato proprio dalla presenza di un gru al lavoro nell’area limitrofa. L’evento simboleggia l’implosione che, per un gioco di specchi, rintocca costante: sembra di vedere un corso d’acqua attraversato da cerchi concentrici.

Pubblico e privato, demoni personali e nevrosi collettive si mescolano, ancora una volta, nell’opera di Asghar Farhadi. La frattura attraversa e innerva il piano letterale e quello metaforico su cui si gioca il film. Azione teatrale e quotidianità si fondono e confondono: l’allestimento de Morte di un commesso viaggiatore mette in scena ciò che accade nella realtà. La crisi della società tradizionale statunitense determinata dall’insorgere del nuovo, dal dilagare dei capisaldi del consumismo, fa da contraltare alle contraddizioni insite nella comunità iraniana, che vede punteggiare lo Stato teocratico con tentativi di riformismo.

Come ha notato qualcuno, Il cliente rimanda alla tragedia greca, e lo fa grazie a tre elementi: ritmo, fatalità e catarsi. Può un evento apparentemente irrilevante, compiuto con una meccanicità assorta e quasi distratta, mutare per sempre la vita delle persone? La risposta è sì, e l’aspetto più inquietante di tutta la faccenda è che il cambiamento viene mosso, diretto, governato, dal caso. Dal puro avvenire accidentale. Ehmad e Rana si ritrovano così come marionette, i cui fili sono tenuti da una forza oscura e minacciosa, che li governa in modo via via più convulso, mentre la loro metamorfosi si fa macroscopica.

Il cliente si dipana con le modalità di un thriller, fino allo scioglimento finale, atteso dallo spettatore con una sorta di senso di liberazione.  Tuttavia, sulla riuscita del film grava, come una mannaia, lo spettro della censura:  si allude all’aggressione subita dalla protagonista femminile senza specificare se ci sia stata anche violenza. Peraltro, non è chiaro perché la coppia non voglia informare dell’accaduto le forze dell’ordine: si teme uno scandalo, o piuttosto la loro corruzione?

Il cliente, Asghar FarhadiComplessivamente le performances degli attori, molti dei quali hanno già lavorato in precedenza con Asghar Farhadi, sono buone. Le interpretazioni, soprattutto quelle fornite dai due protagonisti, sono convincenti (Shahab Hosseini è stato premiato a Cannes), tuttavia, a suscitare qualche perplessità è il modo con cui viene trattata la materia narrativa. Come già detto, ci sono passaggi non sviluppati compiutamente, e questo contribuisce, talvolta, al perdere di fluidità della pellicola, che comunque ha ottenuto il riconoscimento per la miglior sceneggiatura al festival francese.

Il film di Asghar Farhadi merita comunque di essere visto per l’attualità e l’urgenza delle tematiche proposte. Quanto in là può spingersi un uomo in cerca di giustizia, senza superare il confine del lecito? Una tragedia può essere vendicata/cancellata con un altro dramma? Il cliente lancia, quasi come un’accusa, un allarme che riguarda tutti. Non importa quanto “normale”, tranquilla e routinaria possa sembrare la nostra esistenza: la scheggia impazzita in grado di mutarla per sempre è perennemente in agguato. Dietro l’angolo.

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