Il riscatto è a portata di mano, se hai una passione da onorare. La storia di Genesis Potini

Il talento è un dono … e un patto con sé stessi. Un tacito impegno verso il caso che non sempre è semplice onorare. A mettersi di traverso possono essere gli eventi con il loro più (o meno alto) tasso di imprevedibilità e/o eventuali problemi psichici con cui tocca fare i conti. Quante energie ci succhia la malattia? Quant’è grande la fetta di felicità a cui ci costringe a rinunciare?

Genesis Potini, The Dark HorseChi è affetto da questi disturbi lo sa: costruire una “normalità” nella propria quotidianità richiede fatica, costanza e pazienza, oltre alla capacità di ammettere i propri limiti e accettare di aver bisogno di aiuto. I farmaci possono svolgere un ruolo importante, ma non bastano. Bisogna scavare dentro di sé stessi, per trovare un senso da imprimere all’esistenza. Realizzare che il proprio marchio di unicità è qualcosa che va oltre la malattia. Acquisire la consapevolezza che questa è parte della propria identità, ma che non può (e non deve) fagocitarla nella sua interezza.  Non siamo (solo) i problemi che affrontiamo. A costruirci non sono solo le lacrime piante e i fallimenti che abbiamo dovuto metabolizzare, ma anche i sorrisi fatti, quelli ricevuti, e ciò che ci appassiona. Genesis “Gen” Potini è un campione di scacchi maori costretto a fare i conti con un doppio dramma, personale e collettivo. L’uomo infatti deve convivere con un disturbo bipolare … e con la spessa coltre di ingiustizie e pregiudizi che caratterizza la comunità circostante.

Dopo essere stato arrestato per “disturbo della quiete pubblica”, si assume l’incarico di ospitarlo il fratello Ariki; è stato proprio lui, decenni prima, a insegnargli a giocare a scacchi, diventando, inconsapevolmente, una sorta di Virgilio che lo ha accompagnato alla scoperta del suo generoso talento.

The Dark Horse, Cliff Curtis e James RollestonL’unica cosa che sta a cuore ad Ariki, però, è far entrare il figlio adolescente Mana nella gang di cui lui stesso fa parte. Nella sua concezione del mondo non c’è spazio per cose come la fiducia in sé stessi e l’ottimismo: (soprav)vivere significa aggredire prima di essere attaccati, apprendere (ed esercitare) la violenza in qualità di difesa preventiva.

The Dark HorseUno spiraglio di redenzione si concretizza, per Genesis, quando viene a conoscenza dell’esistenza dei Cavalieri d’Oriente, club di scacchi composto da bambini e ragazzi “difficili” dei quali è chiamato a occuparsi un assistente sociale suo amico. L’iniziale progetto del campione di insegnare loro i rudimenti del gioco, anche grazie al suo carattere brillante e appassionato, si trasforma gradualmente – e quasi inconsciamente – in qualcosa di più grande. Un processo significativo, in un certo senso iniziatico, che, per una sorta di cerchio che si chiude, coinvolge anche la famiglia dell’uomo …

The Dark Horse (2014) è un film di James Napier Robertson incentrato sulla storia vera del campione di scacchi maori Genesis “Gen” Potini. La pellicola, che prende il nome dall’appellativo con cui l’uomo era conosciuto nel settore, è ispirata all’omonimo documentario del 2003 di Jim Marbrook. Per raccogliere materiale, il regista ha trascorso del tempo con Genesis Potini, condividendone la quotidianità, prima che quest’ultimo, nel 2011, morisse. L’associazione dei Cavalieri d’Oriente è ancora attiva.

The Dark Horse, Cliff CurtisPovertà e violenza sono gli ingredienti che imbevono l’esistenza della comunità maori; il genocidio è una ferita forse impossibile da rimarginare. In quest’ottica, gli scacchi sono una metafora e uno strumento al tempo stesso: non solo il gioco richiede l’acquisizione di capacità strategiche utili in ogni campo, ma rappresenta anche una via di fuga da una quotidianità cinica, disperata, e avara di gioie. Un’altra vita è possibile, se si sceglie di incanalare le proprie risorse in uno sbocco creativo, e si trova qualcuno con cui condividere la strada.

Peraltro, Ariki (Wayne Hapi) ha insegnato a Genesis (Cliff Curtis) il gioco degli scacchi utilizzando la “chiave” mitologica. Così, ciascun pezzo della scacchiera è diventato una figura con poteri speciali. Un modo, questo, per proteggere, custodire e tramandare alle generazioni future l’orgoglio e la storia della comunità maori, impedendone il dissolvimento.

The Dark Horse, Cliff CurtisIl tema della malattia mentale, presentandosi come delicato e “scivoloso”,  poteva incorrere nel rischio di una rappresentazione caricata ai limiti del macchiettistico, o comunque gravata da un buonismo melenso. James Napier Robertson se l’è invece cavata egregiamente, grazie anche all’interpretazione di Cliff Curtis. Quest’ultimo è riuscito a incarnare in modo assolutamente credibile il campione di scacchi: merito della sua mole imponente e goffa al tempo stesso, e di un volto capace di alternare con abilità e naturalezza riflessività e svagatezza.

In The Dark Horse il disturbo bipolare viene descritto come una cicatrice visibile e talvolta sanguinante, ma la necessità di medicarla non impedisce a Genesis “Gen” Potini di “sentire” la sua passione e coltivarla. Anzi, il gioco degli scacchi è il mezzo attraverso cui il campione sceglie di dedicarsi agli altri. Il talento diventa quindi un’energia incontenibile, “l’oggetto” di un atto di altruismo che esorcizza lo spettro del disturbo psichico, il quale lo vorrebbe “sordo” ed egoista nei confronti dell’umanità circostante.

Una menzione speciale meritano bambini e adolescenti che hanno interpretato la variegata e folta umanità “a rischio” dei Cavalieri d’Oriente. Si tratta infatti di attori non professionisti  che vivono nel medesimo ambiente di Genesis Potini. Il modo in cui alternano durezza, spigolosità, dolcezza, fragilità e genuinità è decisamente sorprendente.

L’autenticità e la bontà del lavoro svolto in The Dark Horse da James Napier Robertson, da un cast che ha visto anche l’ottima performance di James Rolleston nel ruolo di Mana, e dalle musiche curate da Dana Lund, sono state coronate dal New Zealand Film Awards per la miglior pellicola, e dal riconoscimento come miglior attore ottenuto da Cliff Curtis nell’ambito dell’Asia Pacific Screen Award.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *