Matterhorn, quante montagne bisogna scalare per essere felici?

Il sogno di ogni divoratore di film degno di questo nome è inciampare in una storia capace di rovesciare fino alla fine le sue previsioni. Tutti gli amanti del cinema, si aspettano di essere continuamente stupiti dall’oggetto della loro ossessione. D’altra parte poche pellicole riescono davvero a centrare l’obiettivo, e spesso si tratta di lavori passati completamente sotto silenzio nelle sale nostrane. O, nella migliore delle ipotesi, programmati per una manciata di giorni; il tempo necessario a realizzare di volerli vedere … e non riuscire a organizzarsi in tempo utile per riuscirci. Matterhorn, film del 2013 diretto da Diederik Ebbinge, è uno di questi.

Matterhorn

Placidi campi coltivati, paesini imbevuti di un silenzio rotto solo da qualche zanzara molesta … sembra di essere in Pianura Padana. E invece la storia ci catapulta in un piccolo paese olandese che sembra ritratto con colori pastello. Fred (Ton Kas) è un uomo metodico ed efficiente. Rimasto vedovo e interrotti i rapporti con il figlio, nonostante un certo diffuso grigiore, sembra perfettamente integrato nel caramelloso contesto anni Cinquanta. La luce, però, sa essere abbagliante, e spezzare di netto il sonnacchioso tran tran della quotidianità, quando arriva Leo (René Van’t Hof), un misterioso quarantenne che compare all’improvviso, e che si comporta come un bambino in cerca di tenerezze e complicità.

Una scena di Matterhorn con  Ton Kas e  René Van't Hof

Fred decide di prendersi cura di Leo, dargli un tetto, sfamarlo e “insegnargli” a vivere rispettando gli “obblighi” della comunità. Cerca quindi di “addomesticarlo” ai riti per lui fondamentali. La cena alle 18, la messa la domenica. Leo però non si conforma, e anzi fa scoprire a Fred aspetti e colori nuovi della vita. Questa “metamorfosi” cambierà profondamente il suo rapporto con il villaggio, rendendo necessarie prese di coscienza dolorose come scalare una montagna. Ma il risultato sarà simile alla vista che può regalare una cima innevata. Come il Monte Cervino, (Matterhorn), ad esempio.

Il film, che segna l’esordio di Diederik Ebbinge, alterna con agilità e grazia momenti drammatici e spaccati comici. Matterhorn è una dramedy che si lascia svelare poco a poco dal pubblico. Via via che i personaggi prendono corpo, i colori pastello cadono uno dopo l’altro, come vestiti, scoprendo la carne della storia, complessa e ricca di temi su cui riflettere. Chi stabilisce cos’è la diversità, e perché dovrebbe essere emarginata? Quanto costa scegliere di essere fedeli solo alla propria natura?

Matterhorn è un film olandese del 2013

Matterhorn è un film olandese del 2013

Diederik Ebbinge è premiato anche dalla scelta degli interpreti. Guardando Matterhorn la confidenza e “l’intimità” che lega Fred e Leo è assolutamente palpabile e verosimile. Il regista ha affidato i protagonisti a due attori teatrali come Ton Kas e René Van’t molto apprezzati in Olanda.

Matterhorn colpisce anche per la grande cura della resa estetica, merito della fotografia e delle scenografie (affidate a Elza Kroonenberg). Gli interni della case delle ricche famiglie della comunità hanno quell’aspetto inquietantemente asettico che puzza di ospedale. E che fa tornare in mente una celeberrima scena di Arancia Meccanica.

Un film quindi, che alimenta costantemente lo stupore dello spettatore, alzando di continuo la posta in gioco. Certamente da vedere, per chi apprezza le storie che coinvolgono “per sottrazione”. Non travolgendo di dialoghi, ma asciugando al massimo le parole, affidando le azioni dei personaggi e il loro sviluppo soprattutto al non detto, agli sguardi e ai dettagli nello sfondo delle scene.

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