Nymphomaniac, tra sacralità della carne e mediocrità umana

“Forse l’unica differenza tra me e gli altri è che io ho preteso di più dal tramonto, colori più spettacolari quando il sole arriva all’orizzonte, forse è questo il mio unico peccato”. Sceglie queste parole Joe, la protagonista di Nymphomaniac, per presentarsi al pubblico in apertura del film. Una dichiarazione d’intenti così poetica e lieve da sembrare scritta sul velluto, per poi deflagrare rapidamente in un’esplosione vitalistica incontrollabile.

Il film in questione è l’ultimo lavoro, discusso e straniante, del regista danese Lars Von Trier. Il cast annovera tra gli attori Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgård, Stacy Martin, Shia Labeouf, Christian Slater e Uma Thurman.

La storia nella storia ha inizio con un anziano uomo, Seligman (Stellan Skarsgård) che, uscito per fare la spesa, trova riversa al suolo una donna tumefatta e insanguinata di nome Joe (Charlotte Gainsbourg). Lei rifiuta tassativamente di chiamare sia la polizia che i soccorsi, e acconsente soltanto alla proposta di Seligman di condurla a casa per medicarla e rifocillarla. La donna gli rivela quindi di essere una ninfomane e inizia a dipanare, come una Sherazade della vulva(definizione di Natalia Aspesi), la complessa e tumultuosa matassa della sua vita.

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8 Comments

on “Nymphomaniac, tra sacralità della carne e mediocrità umana
8 Comments on “Nymphomaniac, tra sacralità della carne e mediocrità umana
  1. leggendo cosa ne ha scritto, si può dire che alla Aspesi gli sia andato un po’ di traverso 🙂 grande film nella varietà di “griglie di lettura” che sa montare, non ultima quella che: la più grande “sacralità” è quella che sperimenta il seguace dell’Ombra.

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