Obvious Child, per ogni donna la libertà è una scommessa

Se ci pensate bene, l’emancipazione femminile è come il sesso. Tanto più se ne parla e la si sbandiera, tanto meno si sente di averla raggiunta. Qual è “l’unità di misura” più attendibile per definire l’effettiva libertà di cui una donna gode? I centimetri di pelle che lascia scoperti, il numero di uomini che ha avuto, o la capacità di non lasciarsi influenzare da giudizi e commenti nel fare le proprie scelte? Probabilmente ognuna di noi ha una sua personale risposta a questa e altre domande, ma sicuramente per molte il tema dell’aborto resta ancora una sorta di zona off-limits, o comunque disseminata di mine. Che lo si viva in prima persona o no, questo rimane un argomento fortemente inquinato da pregiudizi e fondamentalismi di vario segno. Perciò, il film Obvious Child (2014), diretto da Gillian Robespierre, è una generosa boccata d’ossigeno. Come un urlo liberatorio che disintegra un muro di silenzio quasi impenetrabile.

Obvious Child_Jenny Slate_Jake Lacy

Al centro della storia c’è Donna Stern (Jenny Slate), una giovane donna che vive a Brooklyn dividendosi tra il lavoro in libreria, e le serate in giro per locali con i suoi monologhi, impastati di umorismo graffiante e irrituale. I suoi bersagli preferiti sono la religione, l’intrinseca comicità dell’essere donna, e il sesso. Tuttavia, mentre gli amici Joey (Gabe Liedman) e Nellie (Gaby Hoffmann) la adorano e supportano, il suo ragazzo è sempre più insofferente e disinteressato. Per una specie di crudele tempismo, amore e lavoro decidono di voltare le spalle a Donna quasi contemporaneamente. La ragazza trova  conforto nel tenero rapporto con il padre, così simile a lei, e a cui fa da contrappunto l’apparente inflessibile serietà della madre.

Dopo una breve parentesi di stalking ai danni dell’ex, l’autoironia di Donna e la vicinanza di Joey e Nellie la aiutano a capire quanta verità ci fosse nelle parole del padre. “La miglior vendetta è continuare a vivere”. Così, una sera conosce Max (Jake Lacy), un giovane studente per certi versi acerbo, che sulla carta non ha molte chance di entrare nello stralunato e complesso mondo di Donna. Eppure, per qualche insondabile ragione, il ragazzo comprende la sua “lingua” e dimostra anche di saperla parlare con una certa scioltezza. L’incontro segna entrambi, anche se in modi diversi. C’è una scelta da fare, con dolore, certo, ma anche con un pizzico di sacrosanto egoismo, e forse la cosa più difficile per Donna è accettare di condividere la sua decisione con qualcuno. Si ritrova così a vivere il più atipico dei San Valentino possibile. Materiale perfetto per il suo prossimo show, probabilmente.

Obvious Child_Jenny Slate

Obvious Child, che prende il nome da una canzone di Paul Simon, è l’adattamento di un corto del 2009 di Gillian Robespierre, ed è stato realizzato grazie a Kickstarter, la piattaforma statunitense di crowdfunding (raccolta fondi dal basso). Il film è nato quindi da una sorta di azzardo, nel senso letterale del termine, e non solo. Agli apprezzamenti riscossi al Sundance Film Festival si sono infatti contrapposte le feroci critiche dei ferrei antiabortisti.

D’altra parte, ci vuole coraggio, per dare vita a un personaggio come Donna, intriso di umorismo escatologico, schiettezza e sbilenca dolcezza. E sono proprio le molteplici sfumature di colore che lei racchiude, a dare sostanza a Obvious Child, coinvolgendo appieno lo spettatore. Come nella vita, non c’è contraddizione tra una risata aperta, e una parentesi di dolente autoironia. La vita è il collante che tiene insieme le emozioni più disparate. Stringere la mano che qualcuno ci tende non è la negazione della nostra forza, e guardare Via col vento non ci rende consumatrici compulsive di commedie melense. Ci vuole coraggio per rinunciare a una corazza, ancora più che per indossarla e andare incontro al mondo.Obvious Child_Jenny Slate

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