The look of love, che fatica essere il re di Soho

Prendete un uomo che, partendo praticamente da zero, riesce a costruire un impero economico fondato sul sesso. Riviste per solo uomini, strip club e alcune azzeccate mosse in ambito immobiliare gli garantiscono la tanto agognata scalata sociale. Cos’avrete, a questo punto? Un drittone, uno che ha capito come fare a godersi la vita, direbbero probabilmente gli uomini. Eppure, mai come in questo caso, si rivela efficace (e profetico) l’adagio popolare “non è tutto oro quello che riluce”. Guardare The look of love del regista Michael Winterbottom per credere.

Londra, anni Sessanta. Paul Raymond (Steve Coogan) è un esuberante intrattenitore alle prime armi, che non si fa molti scrupoli per attirare l’attenzione del pubblico, neanche se questo comporta far esibire la moglie, la coreografa Jean (Anna Friel), quasi completamente nuda e alle prese con un leone. La svolta, tuttavia, arriva quando l’uomo decide di sfruttare il suo “potere segreto”, ovvero leggere nella mente. «A un certo punto, ho capito che agli uomini piacciono le donne, e che le donne piacciono ancora di più se sono nude». Diventa così il re di Soho, e neanche le ripetute accuse di pornografia riescono a far vacillare l’incrollabile fiducia in sé stesso.

The look of love

La vita di Raymond sembra assestarsi sui binari di una tanto dorata quanto granitica stabilità familiare, pur a dispetto dei continui e conclamati tradimenti, se non fosse per l’incontro con una disinvolta e maliziosa ragazza (Tamsin Egerton)che diventa dapprima l’amante e la star del suo show, quindi, sotto lo pseudonimo di Fiona Richmond, la collaboratrice più popolare del periodico di cui è editore, Men Only. Fama, potere, libertinaggio sono gli ingredienti principali del loro sodalizio che, seppur totalizzante per un certo periodo, non è certo “a prova di bomba”. Così, quando meno se lo aspetta, Raymond è costretto a fare i conti con le conseguenze di una vita spinta costantemente al limite, nel lavoro ma soprattutto nel privato, in cui le continue indigestioni di esperienze gli hanno azzerato le papille gustative dell’anima. Privandolo della donna più importante della sua vita, che si chiama Debbie (Imogen Poots), e con cui non ha mai fatto sesso.

 

The look of love, le due facce di Paul Raymond

The look of love è il biopic ispirato alla vicenda dell’imprenditore ed editore inglese Paul Raymond, il cui vero nome era Geoffrey Anthony Quinn, celebre per aver aperto nel quartiere londinese di Soho il primo strip club, il Raymond Revuebar. Winterbottom sceglie di ripercorrerne la storia attraverso la tecnica del flashback, mediante la quale il protagonista si “svela” al pubblico gradualmente. Così, il provinciale che si vantava di non aver letto neppure un libro, diventa una delle figure più influenti del Paese, con tanto di interviste televisive, la prima delle quali quando è giovane e (apparentemente) il matrimonio tiene, e la seconda quando, ormai avanti negli anni, è sul punto di cedere il controllo del suo impero alla turbolenta figlia. Nel mezzo, una collezione sterminata di oggetti pregiati, immobili di valore … e donne da possedere.

The look of love_2

Il film si caratterizza per l’estrema cura con cui è stato realizzato: basti pensare alla precisione filologica con cui il regista delinea il racconto di quelli anni, come pure alla resa estetica, patinata a sufficienza da evocare efficacemente il rutilante mondo di lustrini e pailettes in cui sguazza Raymond. Il tutto è impreziosito dalla musica, costituita in gran parte da brani di Burt Bacharach, a cui presta la voce una Imogen Poots assai convincente in un ruolo che mescola abilmente candore, perdita dell’innocenza e fragilità. Eterea e luciferina al tempo stesso, la sua figura si staglia nitida sul fondale nero: difficile per lo spettatore dimenticarla.

Pur riconoscendo a Winterbottom il merito di non aver appiattito il film sui toni di un pamphlet moralistico, offrendo piuttosto spunti per un’articolata riflessione sui pro e contro della cosiddetta liberazione sessuale, non mancano gli elementi lacunosi. Su tutti, il poco spazio dedicato a esplorare le molte (e contraddittorie) sfaccettature caratteriali del protagonista, che pure avrebbero potuto contribuire in modo sostanzioso alla riuscita del film, come lasciano presupporre le “finestre” su Raymond uomo che il regista lascia socchiuse qua e là nel corso della narrazione. In tal senso, si può dire che l’interpretazione del vulcanico Coogan, alla sua quarta collaborazione con Winterbottom, stuzzica ma non placa l’appetito del pubblico.

The look of love è un film assai godibile in termini di confezione e ritmo, l’ideale se cercate qualcosa che, a visione conclusa, non vi faccia pensare di aver sprecato un’ora e mezza della vostra vita. Una storia, insomma, che nutre almeno tre sensi (vista, udito, tatto), senza dimenticare la materia grigia. Assolutamente da non perdere poi se, come la sottoscritta, subite il fascino felpato di Steve Coogan.

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