Zerocalcare, fumetto a due piazze con Armadillo

“Non ci può essere contraddizione tra il plumcake, Street Fighter e i centri sociali.” Questa frase inchioda almeno due verità. La prima (è) riferita al coefficiente di morbidezza e avvolgenza della succitata merendina, del tutto evidente e prepotente sin dal nome. L’altra (verità) sta nel fatto – indubbio – che la vita di ognuno è scandita, attraversata, dal percorso che scegliamo e costruiamo per (ri) comporre le dissonanze che conteniamo. La frase è di Zerocalcare, fumettista classe 1983 che da dieci anni macina molteplici e svariati lavori e collaborazioni. Un tratto, il suo, che si forma attraverso i centri sociali e la scena punk, costruendo nel tempo stile e qualità tali, da consentirgli di farsi apprezzare e conoscere anche al di fuori di quei contesti. Fino a conquistare i social network.

Racconta ZC  “leggo Topolino da quando avevo otto anni, mentre i centri sociali li ho iniziati a frequentare intorno ai tredici, quando ero già passato ai supereroi della Marvel. A sedici anni, le due strade si sono avvicinate con le prime illustrazioni di locandine per concerti punk. Quindi c’è stata Genova” , che definisce “lo spartiacque della mia vita. Avevo diciotto anni. Il mio primo esperimento di fumetto vero e proprio è stato il racconto di quell’esperienza. Non in diretta, ma un anno dopo, quando hanno arrestato venticinque persone per devastazione e saccheggio. Dopo tutto quello che avevamo subito, vedevo che non era ancora finita. Da lì è venuto l’impulso di scrivere La nostra storia alla sbarra, un fumetto venduto per pagare le spese processuali dei ragazzi arrestati. Si trova ancora su Internet .”  Anno dopo anno, sono maturate poi, tra le altre cose, una serie di collaborazioni (XL, Carta, Liberazione, Internazionale, Sherwood Comix)

In una prima fase le storie disegnate da ZC si caratterizzano per il taglio politico e sociale, finchè, nel 2011, approda alla rivista Canemucco, realizzata da Makkox per Coniglio Editore. Su queste pagine Zerocalcare dà un primo assaggio delle storie che compongono la sua, storia. Iniziano così le strisce autobiografiche. Quando poi la rivista chiude, Makkox gli propone di aprire un blog. E’ novembre dello scorso anno. Nonostante l’iniziale, fisiologico, scetticismo, lui accetta. “Ho iniziato con la certezza che dopo un paio di settimane già mi sarei stufato perché il blog sarebbe andato deserto. Poi, quando ho visto che l’avevano condiviso Stefano Disegni su Facebook e Valerio Mastandrea su Twitter, e altre duemila persone, ho pensato ‘ammazza che connessioni strane che creano i social network!’” E infatti nel giro di un paio di mesi il blog conquista migliaia di visitatori. Storie come  Pedadogia e Trenitaja sono ormai diventate, in un certo senso, antologiche, dopo aver riscosso vastissimi apprezzamenti e condivisioni via Twitter e Facebook. Far visita al suo blog per leggere le vignette del lunedì è ormai un rito.

“Io racconto le mie debolezze: mi diverto a disegnarle e penso che la gente si diverta a leggerle. Forse quelle debolezze sono un po’ di tutti, le persone ci si riconoscono. Inoltre, nella narrativa contemporanea c’è un enorme buco relativo agli anni ’90. Mentre la cultura del decennio precedente è stata recuperata ovunque, dalla musica ai film, lo stesso non è ancora accaduto per i ’90. Nei fumetti è un fenomeno macroscopico, soprattutto in Italia. In Francia, molti autori raccontano la generazione cresciuta in quel decennio. Forse ho beneficiato di questo vuoto.” Sguardo affilato, quello di Zerocalcare, capace di far centro non solo quando racconta le sue storie, ma anche quando spiega cosa le rende vicine ed emozionanti anche per chi è lontano chilometri da Roma e Rebibbia, il quartiere in cui vive. E così, vignetta dopo vignetta, conosciamo le varie incarnazioni della coscienza di ZC:  l’Armadillo, Toki (il fratello di Ken il guerriero), il cane Falcor, il topo Splinter . E ci riconosciamo. A volte con un sorriso timido, altre con una piccola fitta all’altezza della pancia. O magari con una torrenziale risata.

In parallelo al blog, nasce il suo primo libro, La profezia dell’armadillo, prodotto da Makkox, che ne racconta così la preparazione “dopo che avevo verificato quanta soddisfazione potesse regalare in tutti i sensi l’autoproduzione, gli chiedo: matù, Zero, hai materiale per accucchiare un libro che abbia un perché? Qualcosa ce l’ho, sono storie brevi come quelle che conosci, dice lui, quelle coll’armadillo immaginario, ma nell’insieme raccontano una storia più grande che ho in corpo. Una storia vera, mia. Manda, gli dico io. E lui mi manda 136 tavole. Centotrentasei tavole di risate (ma risate da piegarti, in certi punti) e dolore senza melò, raccontate con una leggerezza che boh, neanche invidia ho potuto provare. Solo ammirazione e desiderio di condividere”. La profezia dell’armadillo  viene ristampato cinque volte. Segue quest’anno, e sempre in ottobre, Un polpo alla gola, edito da Bao Publishing.

Ironia, tenerezza, e un retrogusto a volte amaro come mandorle. Le storie di Zerocalcare  hanno spesso più di un sapore, e questi sono solo alcuni dei tanti che regala ( e risveglia) in chi legge. Zc appassiona non solo perché parla la nostra lingua, e parla di cose che conosce e che conosciamo anche noi. Ci appassiona perché fa tutto questo, racconta le sue – le nostre – storie, in modo succoso. Ecco perché, ogni volta, aspettiamo pubblicazione delle vignette nuove con la stessa fame convulsa di un regalo atteso e agognato.

Così, ultimamente mi sorprendo spesso a chiedermi come racconterebbe ZC alcune situazioni buffamente tipiche dell’universo femminile. Ad esempio, confidenze e malumori che sfoghiamo davanti agli specchi dei bagni pubblici, l’apocalisse che scateniamo quando ci prepariamo ad un primo appuntamento, ma soprattutto, confesso, la pioggia d’improperi dedicata ad un marchio d’abbigliamento femminile che si ostina a riempire qualsiasi capo di lacci, lacciuoli e marchingegni antitaccheggio talmente fastidiosi e proibitivi, da far sembrare il tutto, più che altro,  un kit per il perfetto bondage.

Zerocalcare

5 Comments

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5 Comments on “Zerocalcare, fumetto a due piazze con Armadillo
  1. “Zc appassiona non solo perché parla la nostra lingua, e parla di cose che conosce e che conosciamo anche noi. Ci appassiona perché fa tutto questo, racconta le sue – le nostre – storie, in modo succoso. Ecco perché, ogni volta, aspettiamo pubblicazione delle vignette nuove con la stessa fame convulsa di un regalo atteso e agognato”

    Assolutamente d’accordo e quando raggiungi questo momento topico non serve la fama per dire di essere arrivati, ci sei e basta! Speriamo continui così e, anzi, vada oltre…

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